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Considerando la morfologia esterna degli Echinodermi, ci si accorge immediatamente che essa e' molto varia.
I Crinoidei hanno l’aspetto di una pianta (un calice con cinque petali, da cui il nome di “gigli di mare”),
Gli Oloturoidei hanno un aspetto tubulare, spesso decisamente fallico … (da cui il nome di cetrioli di mare),
gli echinoidei sono i cosiddetti ricci di mare, dall’aspetto inconfondibile,
Gli Asteroidei sono le stelle di mare,
mentre gli Ofiuroidei sono le stelle di mare serpentine.
Riguardo i Concentrocicloidei, verra' fatto un discorso a parte alla fine.
L’ampia diversificazione di forme osservabili trova una base comune nella simmetria pentaraggiata: cio' vuol dire che, fatti passare cinque piani per un asse centrale al corpo, ne risultano cinque “spicchi” uguali fra loro.
Gli altri animali (compresa la nostra specie) sono invece organizzati secondo una simmetria bilaterale: in altre parole un solo piano puo' essere fatto passare per il corpo, tale da osservare due parti simmetriche dell’animale (nel nostro caso la parte destra e sinistra).
Tutto ciò determina dei fatti di notevole importanza. Per prima cosa non esiste una parte anteriore o posteriore, una parte dorsale o ventrale o una parte destra e sinistra, come negli altri animali in cui gli organi si organizzano nel senso antero-posteriore e dorso-ventrale. Negli Echinodermi tutto il corpo e' organizzato nel senso oro-aborale, cioe' in direzione bocca-ano.
Solo gli Oloturoidei hanno abbandonato durante la loro storia evolutiva l’organizzazione pentaraggiata, per riadottare la simmetria bilaterale.
Altra caratteristica peculiare degli Echinodermi è un sistema celomatico molto complesso da cui traggono origine strutture (come il sistema acquifero), proprie di questi animali. Col termine di celoma sono indicate tutte le cavità interne del corpo tappezzate da epitelio, cioè un tessuto protettivo formato da un unico strato di cellule. Il celoma è presente in quasi tutti i gruppi animali; raggiunge il massimo sviluppo negli Anellidi Oligocheti (un esempio ne sono i lombrichi), mentre è poco rappresentato nei Crostacei. In noi Cordati è assente.
Negli Echinodermi, come già detto, si raggiunge il massimo della complessità strutturale del celoma, il quale si articola nei sistemi emale, periviscerale, periemale ed acquifero. Dobbiamo quindi immaginare la presenza nel corpo degli Echinodermi di un complesso sistema di vasi, lacune e valvole intercomunicanti fra loro, il cui ruolo è quello di scambio di nutrienti e metaboliti fra le varie parti del corpo o di regolazione della pressione locale dell’endolinfa, per esempio ai fini della locomozione.
Proprio a quest’ultima funzione è adibito il sistema acquifero, l’unico componente del sistema celomatico si parlerà più approfonditamente in quest’articolo.
La locomozione nella gran parte degli Echinodermi avviene tramite la variazione locale della pressione dell’endolinfa; tale regolazione avviene attraverso i pedicelli ambulacrali o podia, delle estroflessioni papilliformi che sporgono all’esterno, contenenti delle cavità in comunicazione con le ampolle. Queste sono delle vescicole contrattili le quali regolano il funzionamento dei podia: la loro contrazione spinge l’acqua nei pedicelli, mentre la loro dilatazione spinge l’acqua nelle ampolle.
L’acqua contenuta nel sistema acquifero, attraverso la quale si ha il movimento dell’animale, proviene direttamente dal mare e viene assorbita attraverso il madreporite, una struttura calcarea porosa, presente negli Asteroidei, Ofiuroidei ed Echinoidei.
In Oloturoidei e Crinoidei il sistema acquifero non comunica con l’esterno, ma col sistema di lacune interne; la locomozione di questi Echinodermi avviene tramite altre modalità.
Lo sviluppo degli Echinodermi avviene attraverso uno stadio larvale planctonico, diverso per ogni classe. In seguito la larva si fissa sul fondo e l’individuo assume uno stile di vita bentonico.
Sistema acquifero

Liquido immesso nel sistema tramite la piastra madreporica
Passando per il canale della sabbia arriva al canale circolare e quindi alle vescicole dei poli.
Le vescicole dei poli pompano nelle aree di maggior necessità
I pedicelli sono formati da una parte interna ampolla che si gonfia quando il pedicello è retratto e si sgonfia quando il pedicello si estroflette. Lungo il pedicello e attorno all’ampolla ci sono delle fasce muscolari atte alla contrazione
Il sistema acquifero e quindi i pedicelli non hanno solo la funzione locomotoria ma anche quella di portare il cibo alla bocca e quella sensoriale.
Crinoidei
I Crinoidei (“gigli di mare”) possono avere due morfologie: una caratterizzata da peduncolo e corona (ordine degli Isocrinidi) e l’altra dalla sola corona (ordine dei Comatulidi).
Gli Isocrinidi sono i più arcaici e anno il peduncolo con cui si avvinghiano al fondo. Il peduncolo è articolato esternamente in piastre e porta una serie di appendici (cirri). I Comatulidi non hanno il peduncolo e i cirri si attaccano direttamente alla superficie aborale (dove è presente la bocca).
La corona è sicuramente la parte importante dell’animale: è costituita da una massa centrale più o meno sviluppata a seconda della specie e porta lateralmente le braccia, disposte secondo la simmetria pentaraggiata. La bocca (centrale) e l’ano (in posizione eccentrica) si aprono sul disco. Il disco è perforato da numerosi fori; questi sostituiscono nella loro funzione il madreporite.
Le braccia sono ramificate fino al punto che, in alcuni Comatuli tropicali, se ne contano 200.
Sono animali sospensivori, si nutrono cioè di materiale organico presente lungo la colonna d’acqua. Il cibo è catturato tramite una rete di muco portato dalle braccia; quando la rete è satura, viene convogliata alla bocca e da qui il materiale organico è introdotto nel corpo.
Gli apparati riproduttori sono diffusi lungo le braccia. Sono animali gonocorici, cioè a sessi separati. La larva è detta doliolaria ed ha la forma di un barile; quando si fissa sul fondo, si trasforma in una forma peduncolata (simile ai Comatulidi), detta pentacrinoide.
Si conoscono circa 600 specie sparse nei mari del mondo. Gli Isocrinidi sono tutte forme abissali assenti nel Mediterraneo, le quali si fissano sul substrato col peduncolo. I Comatulidi si muovono attraverso i cirri sul substrato, possono muoversi utilizzando i tentacoli, ma possono nuotare per brevi tragitti con le braccia. Sono diffusi nei fondi litorali rocciosi. In Italia sono presenti quattro specie; la più diffusa è Antedon mediterranea.
Oloturoidei
Essenzialmente ricondotti ad una forma cilindrica, in realtà le Oloturie hanno assunto durante la loro evoluzione forme molto varie. Si passa infatti dal comune aspetto allungato degli Apodi all’aspetto sferico di Sphaeroturia, ai corpi con lunghe code dei Molpadidi, alle forme “aberranti” (con strutture di galleggiamento e altre atte al nuoto attivo) nelle forme pelagiche ed abissali degli Elasipodi. Anche le dimensioni sono estremamente variabili e grandi: comunemente fra 10 e 30 cm, ma si va dai 2.5 cm degli Stichopus filippini fino ai 2 m dei sottili Apodi abissali.
Diversamente dagli altri Echinodermi, hanno assunto nuovamente durante la loro evoluzione la simmetria bilaterale; essa è tuttavia una “falsa” simmetria poiché il corpo è chiaramente suddivisibile in cinque parti organizzate in due sezioni, dorsale e ventrale: la suola, ventrale, formata da tre aree ambulacrali (detta trivio), e il dorso, formato da due aree ambulacrali (detto bivio). La distinzione fra bivio e trivio è tuttavia spesso difficoltosa poiché è in rapporto allo sviluppo dei pedicelli ambulacrali, i quali spesso vanno incontro ad involuzione.
Anteriormente è posizionata la bocca, circondata da una corona di tentacoli diversamente sviluppati e con fogge differenti nelle singole specie; questi derivano dal sistema acquifero e non sono altro che pedicelli ambulacrali modificati. Bocca e tentacoli sono completamente retrattili nello spessore della parete del corpo. Questa si caratterizza per avere delle piastre calcaree (le spicole), la cui forma è differente nelle singole specie; sono quindi utili alla loro classificazione e, spesso, risultano l’unico strumento per separare le specie fra loro.
Per quanto riguarda il movimento tra le varie specie si è formata una cera differenziazione Alcune oloturie si muovo attraverso la contrazione di cinque fasci muscolari molto sviluppati che decorrono lungo la superficie del corpo altre usano il sistema acquifero e i pedicelli sono disposti tendenzialmente rispetto due schemi: il primo 3 o 4 bande di pedicelli ventrali ambulacrali e due dorsali il secondo i pedicelli dorsali sono disposti in modo disordinato e trasformato a papille qui il sistema acquifero è marginale e serve solo a rimanere saldi al substrato; nelle specie che presentano i podia, questi coadiuvano i muscoli nella deambulazione. Il sistema acquifero ha in questi animali più che altro la funzione di regolare la pressione al livello dei tentacoli orali; quindi il suo ruolo è diretto verso la cattura del cibo.
La nutrizione è strettamente microfaga, cioè si nutrono di piccole particelle o di piccoli organismi (microbenthos o microplancthon) i quali sono introdotti nella bocca attraverso i tentacoli. Nelle specie che ingurgitano porzioni intere di sedimento, la selezione del particellato organico avviene al livello dell’intestino.
Le Oloturie sono note (soprattutto ai subacquei incauti) per il fenomeno dell’eviscerazione degli organi interni. Nella cloaca, collocata posteriormente, sboccano i tubi di Cuvier, tubi digitiformi di vario numero cui è attribuibile loro una funzione difensiva. I tubi di Cuvier producono infatti una secrezione vischiosa che intrappola l’eventuale aggressore; questi organi sono comunque rigenerabili. Durante l’escrezione vengono espulsi anche i polmoni acquiferi, organi preposti alla respirazione dell’animale, e spesso anche parte dell’intestino.
Per quanto riguarda la riproduzione, sono generalmente gonocorici (hanno cioè sessi separati) tranne gli Apodi, i quali sono ermafroditi contemporanei.
La fecondazione è esterna. Ogni individuo rilascia infatti in balia dei movimenti del mare una massa di spermatozoi e uova. È tipica la loro postura durante il rilascio dei gameti (le cellule sessuali): la parte anteriore del corpo viene sollevata dal fondale in maniera tale da permettere una dispersione più efficiente dei prodotti sessuali.
Lo sviluppo larvale è piuttosto complesso, caratterizzandosi per avere più fasi:
- auricularia
- doliolaria,
- pentactula.
Per lo più animali bentonici (sia di fondi duri che mobili), comprendono anche forme pelagiche e demersali. Comprendono oltre 400 specie, di cui 29 reperite lungo le coste italiane. Sono suddivisi in cinque ordini: Dendrochiroti, Aspidochiroti, Elasipodi, Molpadidi, Apodi.
In molte popolazioni costiere orientali le Oloturie sono utilizzate come fonte di cibo. Tale tradizione alimentare è presente anche in Europa, soprattutto in Francia e Spagna; non si hanno tuttavia molte informazioni poiché il loro utilizzo come cibo è piuttosto puntiforme.
A questo punto seguirebbe la trattazione sulle restanti quattro classi di Echinodermi. Preferisco tuttavia rimandare il tutto ad un prossimo articolo; è infatti un phylum molto “duro” e spesso non “digeribile”. Evitando quindi di sconvolgere il lettore con le successive pagine su ricci, stelle e stelle serpentine, vi do appuntamento alla prossima lettura.
Echinoidei
La classe Echinoidea comprende ricci di mare e ricci moneta. La classe si divide nelle due sottoclassi dei ricci regolari (Regularia) e irregolari (Irregularia).
Il corpo si caratterizza per la forma ellissoidale e la consistenza dura ed è formato da una teca esterna calcarea, un vero e proprio esoscheletro detto teca, dentro il quale sono contenuti gli organi interni.
I Regolari si distinguono facilmente dall’altra sottoclasse per avere nella gran parte gli aculei più robusti e sviluppati e per la forma globosa e depressa soprattutto al polo aborale, rivolto in alto.
La teca è formata da grosse piastre a stretto contatto fra loro; le sue dimensioni arrivano fino a 30 cm in qualche specie indopacifica. Il colore è molto vario ma sempre molto evidente. La teca è provvista di piccoli tubercoli visibili ad occhio nudo ai quali si articolano gli aculei; questi sono movibili attraverso una piccola muscolatura situata a livello dell’articolazione fra aculeo e tubercolo. Oltre ai tubercoli, la teca porta sulla sua superficie dei piccoli fori, che rappresentano il punto di inserzione delle pedicellarie; queste sono utilizzate negli Echinoidei per la recezione degli stimoli esterni, per la pulizia della superficie del corpo e, in alcune specie, per la difesa contro possibili predatori.
In quest’ultimo e sono dotate di ghiandole del veleno (dette globifere) le quali riducono una tossina paralizzante nei confronti di piccoli pesci.
I Regolari si caratterizzano inoltre per la presenza sulla teca di cinque doppie file di podia pedicelli ambulacrali (la teca è vistosamente divisa in cinque parti ambulacrali e 5 iterambulacriali) provvisti di ventose e sono disposte lungo i meridiani dalla superficie orale a quella alberale secondo la simmetria pentamera. Questi pedicelli sono il sistema acquifero per il movimento Velocità raggiungibile si pensa sia mediamente 15 cm al minuto, anche se specie hanno dimostrato di arrivare sino a 2m al minuto . Le cinque file di podia definiscono nel loro insieme le aree ambulacrali o radii; le aree interposte sono gli interambulacri o interradii e, come le prime, sono formate una doppia serie meridiana di piastre.

I ricci irregolari non hanno questi cinque settori ben distinti ma i pedicelli ambulacrali formano una specie di fiore con 5 petali.
Il polo orale, dove è situata la bocca, è rivolta verso il basso e in essa è contenuta la lanterna di Aristotele, una complessa struttura calcarea composta utilizzata per la triturazione del cibo. La zona che circonda la bocca, detta membrana peristomale, è provvisto di pedicelli modificati (podia boccali) e cinque paia di branchie a struttura cespugliosa. Il polo aborale, dove è situato l’ano, è rivolto verso l’alto e si compone di cinque piastre che vanno a formare il periprocto; all’interno di esso si ha il madreporite.
Gli Irregolari hanno aculei più piccoli e numerosi ed hanno una forma schiacciata, fortemente depressa; il contorno del corpo varia da ovale a circolare. La disposizione della bocca e dell’ano varia nei quattro ordini in cui si suddivide la sottoclasse: Spatangoida, Clypeastroida, Cassiduloida, Holectypoida.
Negli Spatangoidi la bocca è collocata anteriormente, mentre l’ano si pone in un interradio posteriore. Il polo aborale continua a collocarsi al centro della superficie superiore e le zone ambulacrali che si dipartono da esso sono dette petaloidi per la loro forma a foglia oblunga. I pedicelli di tale zone sono modificate per l’assunzione dell’ossigeno, mentre quelli delle zone ambulacrali ventrali (dette filladi) sono atti alla cattura del cibo (particellato organico).
Nei Clipeastroidi bocca ed ano si collocano lungo superficie orale. Mancano i filladi.
Il sistema acquifero segue lo schema tipico degli Echinodermi.
Per quanto riguarda la riproduzione, gli Echinoidei sono tendenzialmente gonocorici (hanno cioè sessi separati), ma si conoscano casi di ermafroditismo contemporaneo insufficiente (apparati genitali maschili e femminili presente nello stesso momento ma con necessità di incrocio con altri individui). La larva è un echinopluteo ed è planctotrofica (si nutre di altri componenti del plancton); si caratterizza per avere dei pezzi scheletrici lungo il corpo e i processi del suo corpo.
Il primo fossile attribuibile al phylum risale all’Ordoviciano medio. Allo stato presente gli Echinoidei comprendono circa 800 specie (di cui 25 nei mari italiani). Sono diffusi in tutto il mondo e tutte le profondità (dalla zona litorale fino agli abissi).
I Regolari sono tipici di fondi duri e sono animali sciabili; tale caratteristica è facilmente evidenziabile nel tipico comportamento di ricoprirsi di qualunque “oggetto” che trovino (conchiglie, alghe, rifiuti di origine antropica, ecc.).sono in gran parte erbivori brucatori, grattando dal substrato le alghe con la lanterna di Aristotele. È stato dimostrato tuttavia che possono assumere un feeding-behaviour da filtratore quando si trovino in fondali ad alto contenuto organico lungo la colonna d’acqua.
Gli Irregolari sono tipici dei fondi mobili. Sono endogeni vivendo nello spessore del sedimento e compiendo piccoli movimenti aiutandosi con gli aculei. Si scavano delle tane le cui pareti sono consolidate da muco da essi prodotto. Tipicamente microfagi, gli Spatangoidi la cattura del cibo avviene mediante l’estensione di pedicelli ambulacrali modificati; nei Clipeastroidi le particelle sono portate alla bocca da correnti ciliari prodotte dai solchi ambulacrali della superficie orale.
I Regolari sono importanti anche da un punto di vista gastronomico, soprattutto nelle regione meridionali. Particolarmente utilizzati sono i cosiddetti “riccio maschio” e “riccio femmina”, rispettivamente Paracentrotus lividus e Sphaerechinus granularis, considerati volgarmente la stessa specie.
Da menzionare fra i Regolari per i mari italiani Cidaris cidaris e Stylocidaris affinis, i ricci matita. Fra gli Irregolari Echinocardium cordatum ed E. mediterraneum, comunissimi lungo i nostri fondali sabbiosi fra i 5 e i 10 m di profondità.
Asteroidei
Sono le celebri stelle marine, dal corpo fortemente depresso e di solito con cinque braccia, tutt’al più ramificate.
È perfettamente distinguibile la superficie orale da quella aborale. La prima è rivolta verso il substrato e porta al centro la bocca dalla quale si dipartono le cinque zone ambulacrali; la seconda porta in posizione eccentrica e in due interradii differenti l’ano e il madreporite.
La parete del corpo si compone di un’epidermide provvista di ciglia il cui movimento permette l’eliminazione del detrito che si può depositare sopra il corpo; al di sotto di tale tessuto si colloca il derma nel quale è “incastrato” lo scheletro (quindi un endoscheletro). Lo scheletro è composto da piastre separati disposti a reticolo; la forma delle piastre varia ed è un carattere utile alla determinazione specifica. Da questo reticolo ipodermico protrudono sulla superficie altre piastre che compongono le spine e i tubercoli presenti in tutte le specie in maniera più o meno evidente (un caso estremo è la stella mangiatrice di coralli nelle omonime barriere, Acanthaster planci).
Ogni braccio è fornito di piastre ambulacrali ed adambulacrali il cui primo paio in corrispondenza della bocca forma i cosiddetti denti dello scheletro boccale.
Come gli Echinoidei, sono provvisti di pedicellarie e papule.
Il sistema acquifero è ben sviluppato ed è adibito alla locomozione. Ogni braccio possiede un canale radiale originatosi dal canale anulare (situato nel disco); dal canale radiale partono i canali laterali i quali comunicano con le ampolle e i pedicelli lungo tutto il braccio.
Per quanto riguarda la riproduzione, sono di norma gonocorici. Non sono tuttavia rari i casi di ermafroditismo insufficiente non contemporaneo; per lo più si ha proterandria, come in Asterina gibbosa dove gli individui più piccoli sono maschi e, solo dopo aver raggiunto una certa taglia, diventano femmine. La fertilità è massima poiché una femmina può produrre fino a 2.500.000 uova nell’arco di un anno. La fecondazione è esterna; nelle specie che vivono in acque più fredde si è evoluta una sorta di cura parentale attraverso l’incubazione di uova grosse e ricche di tuorlo su apposite tasche della superficie corporea; da tali uova si ha sviluppo diretto. La maggior parte degli Asteroidei ha tuttavia larve planctotrofiche, in sequenza temporale la bipinnaria e la brachiolaria. Solo quest’ultima si fissa sul fondo con piccole braccia situate sul lato anteriore del loro piccolo corpo. Non cresce immediatamente una stella in miniatura, ma si forma uno stadio peduncolato tipo crinoide dal quale, solo dopo una completa metamorfosi, si libera una piccola stella di mare più piccola di 1 mm.
Ben nota è la caratteristica delle stelle marine di avere la possibilità di rigenerazione di parti mancanti del corpo. Questa si può considerare come una vera e propria riproduzione asessuata. Soprattutto il genere Linckia è stato esaminato in laboratorio poiché il taxon si caratterizza per una notevole capacità di rigenerazione. Nel genere Asterias è necessaria la presenza di almeno un quinto del disco. La rigenerazione è ben nota ai mitilicoltori e, soprattutto, alle cozze che essi allevano. Quando gli allevatori si trovavano di fronte ad un vero e proprio assedio di stelle marine, provvedevano a tale attacco attraverso la lacerazione del corpo. Il risultato era che la popolazione di stelle marine nell’allevamento dopo qualche tempo aumentava a dismisura.
I primi resti fossili di Asteroidei risalgono all’Ordoviciano. Tuttora la classe comprende circa 2000 specie di cui 23 nei mari italiani. Vivono sia su fondi duri sia mobili.
Sono animali macrofagi predatori, soprattutto di molluschi, altri echinodermi e pesci. Le specie a braccia corte ingeriscono in toto la preda e poi ne rigurgitano le parti dure; quelle a braccia lunghe estroflettono lo stomaco all’esterno avvolgendo la preda, al quale è digerita all’esterno del corpo. Si riscontra, come negli Echinoidei, il caso di specie filtratici.
La classe si divide in due sottoclassi: Somasteroidea ed Euasteroidea.
I Somasteroidei comprendono una sola specie vivente (Plataisterias latiradiata) delle coste pacifiche del Messico. Si ipotizza che da questa sottoclasse siano derivati gli Ofiuroidei.
Ofiuroidei
Si immagina spesso che le stelle serpentine (così come sono note volgarmente) siano una “varietà” delle stelle marine. In realtà esse fanno parte di una classe ben distinta, comunque correlata da un punto di vista evolutivo.
Si distinguono facilmente dagli Asteroidei per la netta distinzione fra disco centrale e braccia; queste ultime sono sottili e flessibili e a sezione circolare. La loro grandezza è variabile; si raggiungono valori di 30 cm per il solo disco nelle Euriale (gli Ofiuroidei più grandi) nelle quali le braccia possono essere ramificate. Il disco ha forma pentagonale e il numero di braccia che originano da esso sono generalmente cinque.
Lo scheletro delle braccia si compone delle cosiddette vertebre. Ciascuna di esse è formata da quattro piastre (aborale, orale e due laterali) e ogni complesso vertebrale si articola col precedente e il successivo. Contrariamente alle classi precedenti, mancano papule e pedicellarie, ma persistono i podia, disposti in doppia fila a costituire delle piccole papille a funzione sensoria.
Al centro della superficie orale del disco sono presenti numerose piastre che circondano la bocca; queste piastre formano cinque mascelle con forma triangolare con l’apice diretto verso il centro. Anche il madreporite è estremamente modificato in quanto esso è una piastra orale modificata.
Sono per lo più animali detritivori o filtratori. Nel primo caso catturano le particelle organiche depositatesi sul fondale attraverso i tentacoli; in nutrimento viene così portato alla bocca tramite il movimento di ciglia sulla superficie del corpo. Nel secondo caso catturano le particelle lungo la colonna d’acqua attraverso una rete di muco tenuta dalle braccia. La rete viene poi totalmente digerita con tutto il nutrimento catturato.
Si conoscono inoltre specie carnivore e commensali epizoiche.
Per quanto riguarda la riproduzione, si hanno sia specie gonocoriche che ermafrodite proterandriche. Si conoscono specie con maschi nani trasportati dalle femmine.
La larva che viene prodotta è un ofiopluteo; la sua caratteristica è che metamorfosa quando è ancora planctonica.
Come gli Asteroidei, gli Ofiuroidei hanno la capacità di rigenerare le braccia perse.
Sono noti fin dal Carbonifero. Annoverano circa 1800 specie viventi, di cui 23 nei mari italiani. Vivono a tutte le profondità e a tutte le latitudini. Sono animali fortemente coloniali.
Si suddividono in due ordini: Ophiurae ed Euryalae.
Le Ofiure hanno braccia non ramificate. Le specie italiane più comuni sono: Amphiura chiajei, tipica di fondi mobili, Ophyomyxa pentagona, di fondi detritici, ecc.
Le Curiale hanno braccia ramificate le quali possono flettersi orizzontalmente e verticalmente come dei tentacoli. L’ordine comprende specie tropicali. Nel Mediterraneo è presente una sola specie: la bellissima Astrospartus mediterraneus, con un disco di 8 cm e un diametro totale di 40 cm, tipica di fondi rocciosi e a gorgonie fra 50 e 200 m.
Concentrocicloidei
Nel 1986 è stata proposta la nuova classe dei Concentrocicloidea. La decisione ha preso spunto dal ritrovamento nei fondali profondi della Nuova Zelanda di Xyloplax medusiformis. Ha un corpo a disco sorretto da serie concentriche di placche, pedicelli disposti ad anello e un “velum” sulla superficie ventrale. Il corpo è circondato da aculei. Manca il tubo digerente. Nient’altro si conosce di questa classe monospecifica.
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