Ago 222012
 
paramuricea-clavata-06

La paramuricea clavata  appartiene al philum dei Cnidari, alla classe degli Antozoi, alla sottoclasse degli Ottocoralli e all’ordine degli Gorgoniacei .
Il nome cnidari giustifica la presenza di cnidocisti o meglio cellule urticanti, distribuite in tutto il corpo e per lo più nei tentacoli.
Sono altrimenti detti celenterati possedendo una cavità gastrica detta celenteron che assieme ad una primitiva struttura muscolare colloca i cnidari ad un primo livello di evoluzione nell’organizzazione anatomica. Nel complesso troveremo quattro classi ben differenziate:
– idrozoi
– scifozoi
– antozoi
– cubozoi
Il mondo degli antozoi colorerà di sicuro ogni nostra immersione.
Questa classe comprende per lo più polipi più o meno grandi, duri nel complesso della struttura, o morbidi a seconda della secrezione che producono, con tentacoli che portano alla faringe e alla cavità gastrica il cibo catturato. I tentacoli possono essere tossici (muniti cioè di cnidoblasti) o semplicemente adesivi. La vita può svilupparsi in forma solitaria o in forma coloniale (la più parte) in cui la caratteristica di rilievo è la dipendenza da un comune stolone di base.
A differenza dei lontani cugini scifozoi , idrozoi e cubozoi , in questa classe non esiste la fase medusoide.
Per pura semplicità di catalogo anche se appartengono a sottoclassi diverse troviamo:
– esacoralli
– ottocoralli
– ceriantipatari
Alla sottoclasse degli ottocoralli appartengono prevalentemente animali coloniali che condividono uno stolone di base comune e ogni individuo presenta presenta sempre otto tentacoli cavi muniti di pennatule. La struttura della colonia è per lo più a forma arborea in più piani spaziali o in unico piano spaziale adatto a esporre la più parte degli individui al flusso della corrente per l’ottimale cattura del cibo fluttuante.Tra gli ottocoralli l’oscar spetta sicuramente al corallo rosso, nei secoli ricordato come “oro rosso”. Come già accennato, ogni individuo degli ottocoralli è legato all’altro da uno stolone di base che riveste a volte uno scheletro fibroso più o meno flessibile.
I gorgoniacei sono universalmente riconosciuti come gorgonie
La colonia delle gorgonie ha consistenza dura e cornea e forma di pianta piatta che si sviluppa cioè a mo’ di ventaglio;
rimane costante nei polipi la forma di bocciolo di fiore;
la colorazione gioca qui un ruolo importane per quanto concerne il nostro interesse di turisti subacquei:
– la colonia presenta colorazioni che, a seconda delle specie, vanno dal bianco al giallo al verde e al rosso, e in una variante della paramuricea , soprannominata  camaleonte, la stessa colonia presenta colorazioni di rosso e insieme di giallo dal definito allo sfumato;
– i polipi riportano sempre la colorazione della colonia, salvo nella singularis in cui la presenza di alghe zooantelle crea colorazioni di verde più intenso dei polipi in contrasto con il bianco dello stolone della colonia;
– anche in questa grande famiglia l’alimentazione avviene per filtraggio di materiale organico dall’ acqua, ma, nella più parte delle specie, anche per cattura attiva dei tentacoli dei polipi;
– la comunione coloniale diparte dallo stolone di base e si sviluppa nella secrezione dell’ intero supporto e della corteccia di rivestimento del supporto stesso.
La paramuricea clavata è sicuramente la regina delle gorgonie e la più ricercata dai subacquei dei nostri mari.

NOME SCIENTIFICO Paramuricea clavata
NOME COMUNE gorgonia rossa
NOMI LOCALI
UBICAZIONE PREVALENTE mediterraneo occidentale
TERRITORIO ABITUALE coralligeno
PROFONDITA’ PREVALENTE 30-100 metri
CARATTERISTICHE la colorazione rossa tende a volte, ma solo in determinati siti (troppo pochi purtroppo) a stemperarsi man mano in un giallo intenso fiano a quasi occuparne con tale colore tutta la colonia. Chiameremo questi casi di colorazione bicolore con la denominazione di gorgonia camaleonte pur sempre paramuricea clavata..
CURIOSITA’

Intere foreste di meravigliose paramuricee rosse e bicolore, tipiche per la loro ricchezza di pochi siti del mediterraneo, sono state distrutte per cause ancora da accertarsi, nel giro di una decina di giorni, in un santuario di tale specie. Dopo pochi mesi possiamo constatare la colonizzazione degli esemplari morti o comunque delle parti morte dei rami, ad opera delle alghe e del parazoanthus azinella. L’impatto visivo è ammorbidito, ma i polipi non hanno avuto capacità rigenerativa nelle parti di scheletro morto.

10 settembre 2008 rigogliose

15 settembre 2008 primi segnali del danno

26 settembre 2008 evidenti segnali di moria

02 ottobre 2008 ecatombe

25 aprile 2009 esito della colonizzazione delle parti morte

04-giugno 2009 le sopravvissute

Primavera 2014

Autunno 2014

Autunno 2015 ALTRA PICCOLA MORIA

Decenni di lavoro paziente della natura annullati in pochi giorni ! ! E se fosse colpa dell’uomo ! ! ? ?

Sicuramente questo si . . . . . :

Altro grave pericolo per questi organismi è l’incidentale (ma sovente) sfregamento o estirpazione, con lenze e con reti da pasca . . lesioni subito “suturate” dall’attecchimento di parassiti, quali, ad esempio l’alcionario infestante.

POSSIBILITA’ DI INCONTRO normali
NOTE

 TABELLA SISTEMATICA CNIDARI

TABELLA SISTEMATICA ANTOZOI

TABELLA SISTEMATICA OTTOCORALLI

Clicca sulle immagini per ingrandirle

  

  

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