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il
decalogo del subacqueo intelligente |
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| CONCLUSIONI
. . . . E SUGGERIMENTI . . .
Abbiamo tentato, con questa nostra breve analisi, di entrare nel meraviglioso
mondo subacqueo; vorremo averlo fatto con deferenza, in silenzio, da
ammirati visitatori e non da conquistatori.
Vorremo ora fare nostro quello che ormai è riconosciuto come
il decalogo del subacqueo intelligente:
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1) soprattutto nei nostri giorni, in
cui la vita del mare è messa in pericolo da una infinità
di aggressioni dell’uomo, convinciamoci che gli equilibri degli
ecosistemi marini sono estremamente fragili; nel nostro piccolo, che
sempre piccolo non è, poniamo attenzione a non intaccare la vita,
soprattutto bentonica, muovendoci con cautela, lontani dal fondo o dal
substrato in genere; |
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2) facciamo attenzione al nostro equipaggiamento,
poniamo cura affinché, ben posizionato e ben fissato esso non
rechi danno all’ambiente circostante a causa dei nostri movimenti
e ricerchiamo in ogni occasione l’assetto più opportuno; |
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3) la nostra visita in questo delicato mondo deve essere una tranquilla
passeggiata, non già una affannosa arrancata dovuta alla nostra
scarsa preparazione fisica, perciò, manteniamoci allenati, soprattutto
al pinneggiamento ed alla respirazione iperbarica. Ricordiamoci inoltre
di adeguare la nostra voglia di scoperte all’opportuno e costante
aggiornamento della nostra acquaticità, al fine di non essere
costretti mai a trascurate le più elementari norme di sicurezza; |
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4) purtroppo è ancora radicata
in molti la convinzione che l’esplorazione sottomarina sia attività
pericolosa, e proprio per ciò gratificante. Nascono così
atteggiamenti di rambismo e machismo manifestati con esibizione di sfida
e di aggressione. Tali manifestazioni non turbano i sonni al cavalluccio
marino, né allo squalo e tantomeno a Poseidon, dio del mare;
creano invece nel nostro animo e soprattutto nel nostro fisico situazioni
di disequilibrio che sfociano in sindromi patogene e patologiche, come
a dire che machismo e rambismo, sotto il pelo dell’acqua aprono
la strada a malattie del fisico oltre che della mente; |
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5) vi è nella letteratura medica subacquea l’elencazione
di una svariata serie di sindromi, o manifestazioni di disequilibrio
dannose per l’animo e per il corpo; tra queste la sindrome del
dejà vu, del disinteresse, quasi alla noia, per quanto ci scorre
davanti agli occhi, perché già visto e già immagazzinato.
Nella nostra analisi abbiamo tentato di stimolare la ricerca della conoscenza:
nelle nostre immersioni ci gratificherà il riconoscere dal vivo
immagini raccontate e l’esplorarle alla ricerca di riscontri e
di novità. Ci convinceremo così che diventerà facile
rispettare un mondo che non ci teme, perché gli saremo parsi
amici preparati, cauti ed intelligenti; |
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6) nell’ambiente sottomarino tutto
serve a dar riparo, quando non anche condizione indispensabile di vita,
ad una miriade di essere viventi: non asportiamo nulla dal fondo anche
se ci sembra privo di vita, eccezione fatta per quanto, non biodegradabile
come la plastica, l’uomo ha abbandonato nell’acqua ritenendola
un immondezzaio senza fondo. Tutto il resto è vita, e portare
a casa un souvenir equivale a danneggiare questa o quella specie. Imparare
a fotografare, avendone i mezzi, è l’unico modo intelligente
di catturare e portare a casa quanto di meglio, di volta in volta, incontreremo; |
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7) se è vero che nel complesso
mondo dell’attività subacquea vi è ancora qualche
angolo buio di cattiva cultura, è altrettanto vero che si sta
facendo sempre più strada tra i visitatori dei nostri fondali,
una coscienza di intelligente ecologismo. Oseremo chiamare questo ecologismo
opportunistico: rispetta quello che vedi oggi, per poterlo rivedere
tu stesso domani e per mostrarlo a tuo figlio dopodomani. il tutto in
una visione dell’ambiente che resti compatibile con esigenze diverse
dalla subacquea che il legislatore definirebbe di interesse generale:
nascono così parchi e riserve, o comunque norme limitative che,
per quanto a volte discutibili e migliorabili abbiamo l’obbligo
di conoscere e soprattutto di rispettare; |
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8) il patrimonio di vita che incontreremo
nelle nostre passeggiate è proprietà di tutti e quindi
anche nostra: non permettiamo ad altri di distruggerlo e quindi di sottrarcelo.
Informiamo tempestivamente le competenti autorità, capitanerie,
carabinieri, forestale o autorità dei parchi di ogni situazione
che riteniamo di disturbo o di distruzione, e da costoro esigiamone
l’intervento opportuno; |
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9) non limitiamoci a predicare il giusto in difesa di un ecologismo
avulso dalla nostra realtà: applichiamo, oltre alle regole fin
qui trattate anche il buon senso di uomini pratici. Il nostro comportamento
dovrà essere esempio agli altri in acqua e fuori dell’acqua.
Non pensiamo di salvare il mare con grandi opere; convinciamoci altresì
che con piccoli comportamenti di incuria individuale contribuiamo a
portare distruzione; |
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10) se ci siamo convinti, e speriamo
di esserlo un po’ di più dopo questa nostra carrellata,
dell’importanza di lasciare ai nostri figli quel meraviglioso
mondo di vita e di colore che abbiamo fatto nostro nelle nostre immersioni,
contribuiamo in prima persona a divulgare l’amore per l’ambiente,
attraverso iniziative che valorizzino ancora di più la difesa
della vita sottomarina: altri appunti, quindi ed altri riscontri. |
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