La costa romagnola del nostro mare adriatico, ha goduto, negli anni, di fama alterna, su duplice binario: qualità delle acque da un lato, divertimentificio dall'altro. Ci interessa qui smontare il luogo comune del nostro mare quale bacino, anzi bacinella, di raccolta delle acque dei grandi fiumi del nord, Po in testa. Vero è che questo nostro bacino raccoglie le acque dolci dei fiumi in maniera preponderante rispetto ai rimanenti bacini del mediterraneo. Vero è che le acque dolci dei fiumi trasportano sospensioni inorganiche, organiche, chimiche che incidono notevolmente sulla qualità delle acque del nostro litorale e soprattutto nella biologia e nella ecologia dei nostri fondali. Ma altrettanto vero è che il nostro mare adriatico continua pervicacemente a vivere, non solo a sopravvivere. Laddove vi sia stata la possibilità, per volontà o per fatalità, di creare aree che impediscano la pesca a strascico, pesca predominante nel nostro territorio, sono nate oasi di concentrazione della biodiversità che fungono da innesto di una più razionale e naturale catena alimentare e nel contempo da nursery per specie un tempo qui sconosciute.
E' appunto a queste oasi che rivolgiamo la nostra attenzione di subacquei, valorizzandole sia sotto il profilo della ricerca scientifica, che sotto l'aspetto naturalistico legato anche all'attività economica di quel turismo confuso con semplice divertimentificio. Rimini quindi non solo balera e piadina, ma anche mare vivo da mostrare e da salvaguardare; noi ci sforziamo di mostrarlo certi che servirà a salvaguardarlo.